Terzo Settore dimenticato nel decreto “Ristori”

Una volta di più, puntuale come i numerossissimi Dpcm arriva anche la dimenticanza sul Terzo settore. Gli enti del Terzo settore non commerciali sono al momento esclusi dalle misure del decreto “Ristori” ma esponenti del Governo e del Parlamento, anche qui come un rito in essere da mesi, hanno assicurato la correzione in fase di conversione del provvedimento.

“Prendiamo atto delle rassicurazioni e non dubitiamo che gli impegni verranno mantenuti. Il nostro rammarico è che, come accaduto in altre occasioni, ci si sia dimenticati del Terzo settore non commerciale, una vasta platea di associazioni e circoli, tutti non profit, che danno un importante contributo non solo all’economia del Paese ma anche alla sua coesione sociale e che sono stati particolarmente colpiti dall’emergenza della pandemia”. Così Claudia Fiaschi, portavoce del Forum nazionale Terzo Settore.

Nella delicatissima situazione attuale, con le nuove chiusure disposte per fronteggiare la seconda ondata della pandemia Covid-19, il mondo del Terzo settore chiede “un sostegno concreto ed immediato – prosegue Fiaschi – per tutti quei soggetti che sono fondamentali per le nostre comunità, perché aiutano chi è in una condizione di fragilità e rafforzano i legami sociali già impoveriti prima della pandemia. Va ricordato che buona parte del Terzo settore è proprio impegnato in attività culturali, formative, ricreative, di sport sociale, tutti settori che sono stati fermati nell’emergenza”.

“Vanno quindi fatte le necessarie correzioni al decreto e vanno utilizzate, al più presto, le misure già approvate nei precedenti provvedimenti” conclude la portavoce Fiaschi.

Nel frattempo in un comunicato congiunto Le ACLI nazionali e ARCI nazionale esprimono “preoccupazione per l’esclusione degli enti del Terzo settore non commerciali dalle misure del decreto Ristori. Il decreto, nonostante l’inserimento dei circoli nell’elenco ristretto delle attività economiche cui è destinato il contributo a fondo perduto ed erogato dall’Agenzia delle Entrate con una procedura semplice e veloce, prevede infatti che tale somma a fondo perduto sia riservata solamente ai circoli possessori di Partita IVA. Si tratta di una disparità di trattamento ingiustificata che porterà moltissimi circoli, costretti alla chiusura fino al 24 novembre dalle nuove misure anti Covid, a non essere nelle condizioni di riaprire per riprendere le loro attività già fortemente penalizzate dall’emergenza che stiamo affrontando”.

“Siamo consapevoli – dichiarano il Presidente nazionale delle Acli, Roberto Rossini e la Presidente nazionale Arci, Francesca Chiavacci, – delle difficoltà nel parametrare il valore sociale ed economico di queste realtà, ma crediamo anche che bisogna tener conto degli sforzi che tutti i circoli hanno fatto in questi mesi per riaprire nel rispetto delle regole e dei protocolli anti Covid. Non siamo solo luoghi del tempo libero ma svolgiamo un ruolo sociale. Per questo chiediamo con forza a tutti i parlamentari di intervenire nel corso dell’iter di conversione del decreto, per raccogliere le istanze dell’associazionismo sociale”.

Al Terzo settore tocca la solita strategia del salmone: provare a risalire la corrente! Grazie al Governo.

Fonte: Vita.it

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