La testimonianza di una volontaria che ha subito sulla sua pelle l’inefficienza dell’ospedale

Riceviamo e pubblichiamo:

Volevo condividere una piccola esperienza vissuta in questi giorni.
Mi trovavo all’Ospedale Riuniti di Reggio Calabria per fare visita ad un mio parente che aveva subito un intervento importante. Mentre scendevo le scale sono scivolata e mi sono fratturata il malleolo. 
Vi chiederete: a noi cosa importa? Arrivo subito al dunque.
Dopo la caduta mi hanno portata al pronto soccorso, e in quel caos indescrivibile sono rimasta su una sedia a rotelle prestata dal reparto dov’ero caduta ( non ce n’erano altre disponibili nemmeno a pagarle). Avevo il piede gonfio e non riuscivo a muoverlo, ma non avevano ghiaccio al pronto soccorso.
Finito l’iter dei raggi, in fila di nuovo al pronto soccorso, mi viene messa al piede una sagoma di cartone avvolta da una garza. Tutto questo doveva servire ad immobilizzare il piede fino al mattino successivo in quanto l’ortopedico non c’era,  ma considerato che era domenica sera ci può stare.
Il mattino dopo arrivo in ospedale in taxi. Non potevo poggiare il piede, per cui il tassista mi ha aiutata ad arrivare alla sedia più vicina saltando sull’altro piede.
Mia sorella ha chiesto all’accoglienza la disponibilità di una carrozzina, che ovviamente non c’era. Si è spinta fino in ortopedia dove si è sentita dire nuovamente che non c’erano carrozzine disponibili. Mia sorella ha chiesto come poter fare e si è sentita rispondere “noi non abbiamo la bacchetta magica”.  Alla scena ha assistito una volontaria dell’associazione AVO (Associazione Volontari Ospedalieri ), confermando la carenza di carrozzine, ma assicurando che farà di tutto per aiutarci.
Ero rimasta seduta e disorientata, dato che, senza la carrozzina, era impossibile arrivare dall’ortopedico.
Non passano dieci minuti e vediamo arrivare la volontaria dell’AVO con la carrozzina, ci accompagna per un tratto e ci dà le indicazioni per arrivare in ortopedia.
Grazie a lei ho potuto fare tutto.
Questo per dire l’importanza del volontariato, specie in una sanità che fa acqua da tutte le parti. I volontari, infatti, si prodigano a tappare qualche “buco” a favore di chi non ha colpa ( malato) ma è costretto a subire la mancanza di assistenza.
Mi premeva ringraziare l’Associazione AVO ma anche tutte le altre associazioni calabresi che silenziosamente lavorano per migliorare la qualità di vita della persona.
Il medico cura la malattia e noi volontari cerchiamo di prenderci cura della persona.
Fare volontariato è questo. Senza compensi economici, ma con la consapevolezza che “si prova più gioia nel dare che nel ricevere”. Certo avrete le tasche vuote, ma vi assicuro un cuore pieno!

Luana Maurotti

Presidente associazione CAL.M.A (Calabria Malati Autoimmuni)

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