Approvato il piano triennale del servizio civile universale

Firmato dal ministro Vincenzo Spadafora il decreto che approva il Piano triennale 2020 – 2022 e il Piano 2020 per la programmazione del Servizio civile universale, “atti strategici per dare concreta attuazione alla riforma del 2017”, come vengono definiti in una nota del dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio civile universale.
Il percorso per la stesura dei piani, si precisa nella nota, ha fondato le sue radici nelle indicazioni dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile approvata dall’Onu e nei principi di rilevanza internazionale dettati dalla Dichiarazione del Consiglio dell’Unione Europea del 9 aprile 2019, laddove si riconosce l’importanza della dimensione giovanile nell’Agenda 2030 e il ruolo chiave che i giovani possono svolgere nel conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Ha tenuto, inoltre, conto delle linee programmatiche del Governo, della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, dei programmi strategici delle Amministrazioni centrali competenti per i settori d’interesse del servizio civile, dei Piani sviluppo e dei programmi strategici delle Regioni e delle Province autonome. Non è stata trascurata poi l’analisi dell’attuale contesto del servizio civile, per valorizzare le esperienze e le capacità degli enti, così come sono state raccolte le indicazioni sulle aspettative dei giovani in relazione all’attività di programmazione degli interventi.

Per la Cnesc (Conferenza nazionale enti servizio civile) «Il decreto per la programmazione triennale 2020-2022 e annuale 2020 è un pregevole testo, che finalmente evidenzia il ruolo del servizio civile nelle macropolitiche del nostro Paese: contributo originale e in modo non armato alla difesa della Patria, contributo alla realizzazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, 15 ambiti di azione che toccano quasi tutte le grandi sfide dalle quali dipendono la qualità della vita dei cittadini, la coesione e la solidarietà sociale, lo sviluppo economico e la salvaguardia dell’ambiente».Da parte della Cnesc si evidenzia come il Piano parta dal patrimonio esistente di progettazione e di presenza delle organizzazioni accreditati e non introduca «ambiti di azione prioritari, almeno per il 2020».

Tuttavia la Cnesc segnala – oltre al perfezionamento di alcune normative operative, affinché questo documento sia messo in pratica fin dalle prossime settimane, «alcune scelte che le istituzioni politiche sono chiamate a compiere». La prima riguarda la necessità di «aumentare ad almeno 300 milioni il finanziamento per il 2020, per garantire ad almeno 50mila persone la possibilità di partecipare al Scu. Con lo stanziamento previsto adesso sarebbero poco più di 20mila. Un calo abissale dai 53.363 del 2018» se vogliamo «chiamarlo Servizio civile universale». Nel Piano annuale 2020 nel capitolo destinato alle risorse si legge che per il prossimo anno “il Fondo nazionale per il servizio civile dispone, allo stato attuale, di uno stanziamento pari a circa 142,2 milioni di euro al lordo di possibili accantonamenti e riduzioni”.

Le altre tre scelte cui sono chiamate le istituzioni politiche per la Cnesc sono:

  • Dare una collocazione chiara al SCU, così come emerge dalla legge istitutiva, dalla lettura del Piano e dalla storia del SC, evitando derive che lo possano assimilare a politiche giovanili o dello sport.
  • Mettere il Dipartimento in condizione di realizzare gli obiettivi affidati, con nuovo personale e facendo ricorso al patrimonio di capacità presente in alcuni Uffici regionali di servizio civile, se vogliamo, ad esempio, che le organizzazioni che hanno reso possibile il Servizio Civile Nazionale portino il contributo al Servizio Civile Universale, attraverso il loro accreditamento all’Albo del SCU, superando il collo di bottiglia di adesso.
  • Le organizzazioni, cui sono richieste nuove funzioni impegnative, vanno accompagnate nella crescita qualitativa perché sia effettiva e generalizzata.

Con la nuova programmazione del Servizio civile universale, si legge infine nella nota del dipartimento, gli enti “non presenteranno più singoli progetti ma programmi articolati in progetti, che avranno obiettivi strategici comuni, uno specifico ambito di azione entro cui operare e una coerenza complessiva delle attività, per rendere più armonici ed efficaci gli interventi. Un cambio di approccio importante, dunque, finalizzato a valorizzare il sistema del servizio civile: il primo triennio costituirà una fase di sperimentazione che sarà seguita ed accompagnata con cura dal Dipartimento e dalle Regioni e Province Autonome per favorire la più ampia partecipazione degli enti e dei giovani”.

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